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“Elogio della Follia”, Erasmo da Rotterdam

“Elogio della Follia” di Erasmo da Rotterdam a cura di Eugenio Garin,, pag. 134, ed. Oscar Mondadori

Erasmo da Rotterdam, pseudonimo di Desiderius Erasmus Roterodamus (Rotterdam, 1466/1469 – Basilea, 12 luglio 1536), è stato un teologo, umanista e filosofo olandese.

Letto, 08/2009 – 12/2009
Merita leggere un saggio così critico e ironico degli antichi sapienti.

Quarta di copertina:
Elogio della follia, l’opera più amata e discussa del grande umanista Erasmo da Rotterdam, al di là del suo aspetto di scherzo giocoso, di paradosso intellettuale, costituisce un appello etico di grande vigore e attualità, radicato nella cultura classica e cristiana. Attraverso una critica caustica ma al contempo ironica e del vuoto che pervade i valori acquisiti ei comportamenti dei grandi e dei sapienti, Erasmo ridefinisce l’idea di saggezza connettendola dialetticamente al suo opposto, e ci conduce, tramite una sorta di percorso iniziatico, alla scoperta dell’impossibilità di separare la follia dall’essenza dell’uomo. non per caso i folli sono sempre stati tanto cari al Signore» conclude Erasmo dopo aver sferrato un
duro attacco al malcostume dei potenti e degli ecclesiastici, riproponendo il messaggio evangelico nella sua purezza, autenticità e forza morale.

pag. IX – <<L’elogio della pazzia è l’elogio della vita nella sua immediatezza spensierata o nella sua irrazionalità creatrice, che sfida e irride gli sforzi del pensiero per imprigionarla>>.

pag. XI – … chi nulla sapeva fu giudicato più sapiente di chi si vantava di nulla ignorare.

pag. XII – La forza, e lo spessore, dell’Elogio, si possono riconquistare solo abbandonando l’idea dello scherzo geniale del dotto, da leggersi al massimo come una sorta di Alice nel paese delle meraviglie del Cinquecento. Si tratta, certo, di un “paradosso” del tipo che piaceva a Leon Battista Alberti.

pag. XIII – In realtà, dietro l’Elogio, al di là dell’ironia, c’è tuttavia una profonda concezione del rapporto illusione/verità, saggezza-sapienza/insipienza-follia, in cui si riflette una singolare ispirazione platonica che sembra trasfigurare di continuo la vistosa imitazione di Luciano.

pag. XXI – La follia è la <<verità>> della vita, della scuola, della società. La follia non si può né scacciare, né <<separare>>. Senza la follia chi mai conserverebbe e riprodurrebbe la vita?  Il che dimostra che la verità si rovescia nella follia, finché una più alta follia consente di raggiungere quella più alta verità che è la consapevolezza ironica della indisgiungibile connessione fra saggezza e follia, anzi della loro dialettica coincidenza.

pag. XXII – E’ stato detto che se Moro e Erasmo non avessero tradotto Luciano, non ci sarebbero state né l’Utopia, né la Follia. E’ certo che per Erasmo Luciano è un modello: di coraggio critico che non risparmia gli dèi … di insuperabile efficacia stilistica. … come sa dire la verità ridendo, e come sa ridere dicendo la verità!

pag. XIV – Non a caso Erasmo racconta che l’idea della Follia gli nasce a cavallo, mentre dopo avere realizzato alcune delle sue grandi opere se ne va al di là delle Alpi lasciandosi alle spalle, fra sdegno e rimpianto, l’Italia raffinata e corrotta, gentile e crudele, amabile e odiosa.

pag. XXV – … nella sempre più profonda consapevolezza che l’uomo è <<un grande miracolo>> proprio per la sua drammatica contraddittorietà: perché è, senza rimedio, un nodo indissolubile di saggezza e follia.

pag. XXVII – Desiderio Erasmo nacque a Rotterdam … la notte fra il 27 e il 28 ottobre, secondo alcuni del 1466, secondo altri del 1469.

pag. XXVIII – Nel 1488 entra nel convento degli agostiniani di Steyn, che avevano una buona biblioteca, dove può leggere i classici, e far tesoro delle Elegantiae del Valla, che sarà uno dei suoi più veri ispiratori e maestri.
… il 25 aprile 1492 è ordinato sacerdote.

pag. XXXIII – … ed era cominciato il maggior dramma di Erasmo, che voleva rimanere difensore della pace e della “neutralità”, in difficile posizione mediatrice fra Lutero e gli antiluterani.

Nel settembre del ’24 pubblicò il De libero arbitrio a cui Lutero, risponderà col De servo arbitrio (1526), provocando, da parte di Erasmo, la ben nota replica: Hyperaspites diatribae adversus servum abitrium Martini Lutheri.

pag. 10 – Io imiterò quegli antichi che per evitare l’impopolare appellativo di sapienti preferirono essere chiamati sofisti. Il loro proposito era di celebrare con encomi gli dèi e gli eroi.Ascolterete dunque un elogio, e non di Ercole o di Solone, ma il mio: l’elogio della Follia.
(Nota al testo: Sophisma, sophismata, sophistaria sono termini tecnici di nozioni specifiche e di parti della dialettica intese, non a far sì che gli altri cadano in errore, quanto piuttosto a evitare gli errori.)

pag. 12 – … chi non trova un altro che lo lodi, fa bene a lodarsi da sé.

pag. 17 – Se, infatti, non senza saggezza qualcuno ha scritto che essere un dio proprio questo significa: giovare ai mortali; se a buon diritto sono stati accolti nel consesso degli dèi coloro ai quali i mortali debbono il vino, il grano, e simili beni; perché io non dovrei a buon diritto essere ritenuta e proclamata l’alfa degli dèi, dal momento che io, io sola, sono a tutti, prodiga di tutto?

pag. 18 – … quanto agli stoici, datemene uno .. Anche lui dovrà deporre, se non la barba che è l’insegna della sapienza (comune, a dir vero, con i caproni), certamente il suo sussiego; dovrà spianare la fronte, mettere da parte i suoi principi adamantini, e abbandonarsi un poco a qualche leggerezza e follia. Se vuole davvero essere saggio deve chiamare me, proprio me.

pag. 19 – Perciò è da quella nostra ebbrezza giocosa che nati i filosofi severi, a cui ora sono subentrati quelli che il volgo chiama monaci, e i re ammantati di porpora, e i pii sacerdoti, e i pontefici, tre volte santissimo. … Del resto neppure cotesti stoici disprezzano il piacere, anche se dissimulano con cura e se, di fronte alla gente, rovesciano sul piacere ingiurie sanguinose, ma in realtà solo per distoglierne gli altri e goderne di più loro stessi.

pag. 20 – Sofocle …: <<dolcissima è la vita nella completa assenza di senno>>.

ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso? che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s’industria di infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire  le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli? … è per merito mio che i giovani sono così privi di senno.

pag. 21 – … la molesta vecchiaia … Nessuno dei mortali riuscirebbe a sopportarla se, ancora una volta, impietosita da tanto soffrire non venissi in aiuto io, e, a quel modo che gli dèi della favola di solito soccorrono con qualche metamorfosi chi è sul punto di  perire, anche io, per quanto è possibile, non riportassi all’infanzia quanti sono prossimi alla tomba, onde il volgo non senza fondamento suole chiamarli rimbambiti.

pag. 22 – Così, per mio dono, il vecchio delira. … Invece per merito mio è felice, simpatico agli amici, piacevole in compagnia.

Aggiungi che ai vecchi piacciono moltissimo i bambini, e altrettanto ai bambini i vecchi, <<perché il dio spinge sempre il simile verso il simile>>.

pag. 24 – …del Brabante:mentre altrove, di solito, l’età porta saggezza, qui più s’invecchia e più matti si diventa.

Vadano pure gli stoltissimi mortali a cercare le Medee, le Circi, le Veneri, le Aurore, e non so quale fonte che restituisca loro la giovinezza, quando io sola la posso, e sono solita farlo.

pag. 27 – Arpocrate [il dio del silenzio] …
Momo, il dio che non fa nulla, se non criticare e irridere gli altri dèi. Colacia, … è l’adulazione.

pag. 28 – … secondo la definizione stoica, la saggezza consiste solo nel farsi guidare dalla ragione, mentre, al contrario, la follia consiste nel farsi trascinare dalle passioni, …, Giove infuse nell’uomo molta più passione che ragione … Relegò inoltre la ragione in un angolino della testa lasciando il resto del corpo ai turbamenti delle passioni.

pag. 29 – Giove, per provvedere debitamente, mi convocò perché lo consigliassi … affiancare all’uomo la donna, animale, sì, stolto e sciocco, ma deliziosamente spassoso, che nella convivenza addolcisce con un pizzico di follia la malinconica gravità del temperamento maschile.

così la donna è sempre una donna, cioè folle, comunque si mascheri.
… Le donne … il fatto di essere, sotto molti rispetti, più fortunate degli uomini. In primo luogo hanno il dono della bellezza, che giustamente mettono al disopra

Di admin

Professore Ingegnere Kung Fu Apicoltore Astrofilo