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Libri recensiti

“Solo Bagaglio a Mano”, G. R.

“Solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli, Feltrinelli, 2015

 

Alcune frasi tratte dal libro (qui la scheda ->):

Nel bagaglio a mano due o più vite non ci stanno, c’è spazio per una soltanto, quella che hai. Trasportare il peso di quelle che non sono state o non saranno non si può, né si dovrebbe.

Il bagaglio a mano rileva il superfluo. Se torni e ce l’hai fatta con quel numero di capi, fogge e colori, significa che non hai davvero bisogno di quanto, nel tuo guardaroba, esorbita. Di quanto, nella tua vita, esorbita.

Nessun fagotto può essere a prova di pieghe o altri danni. E anche questo va sempre tenuto presente: nessuno può proteggere nessuno da tutto e tutti. Il senso di colpa tende a infilarsi nel bagaglio e a renderlo di una pesantezza intollerabile, ma va scaricato o si resta bloccati.

Un giorno ho incontrato Tony Wheeler, ideatore delle Lonely Planet, le guide di viaggi più diffuse al mondo, e gli ho sentito dire: ‘Il più delle volte ho trovato quel che cercavo quando mi sono perso’.

Il mondo è quel libro: opportunità, trabocchetti e traguardi. Se poi lo dovessi perdere, prova a ricordarlo. La citazione non sarà esatta, ma sarà quel che di quella frase ti è rimasto.

Il possesso si detiene. L’oggetto del possesso è detenuto, come chi è prigioniero in carcere. Quando si ama qualcuno lo si lascia libero. Le merci devono circolare. Le persone devono circolare.

Troppi hanno una proiezione di sé nel mondo che ingombra, eccede lo spazio per destinazione, un egocentrismo riveduto e allargato al punto che non più se stessi al centro del mondo, ma il mondo al centro di se stessi.

Dovevo davvero venire fin qui per sapere che “la vita è breve”, “la felicità dura un attimo”, “si arriva e si parte a mani vuote”? Certo che no. Eppure sì. Perché se passi tutto il tuo tempo a bere e mangiare, farti il nodo della cravatta, aspettare persone e aerei, quand’è che ti fermi per ammetterlo?

Recensione dal sito della Feltrinelli:

Non ingombrare, non essere ingombranti: è l’unica prospettiva che si possa contare fra quelle positive, efficaci, forse anche moralmente e politicamente buone. Gabriele Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, per un bizzarro rito-esperimento. Nel silenzio claustrofobico di quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, “l’ultimo vestito è senza tasche”), arrivano le storie, le riflessioni, i pensieri ossessivi che hanno a che fare con la moderazione. Il bagaglio a mano, per esempio. Un bagaglio che chiede l’indispensabile, e dunque, chiedendo di scegliere, mette in moto una critica del possibile. Un bagaglio che impone di selezionare un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente. Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel “perdere” una forma di ricchezza, che sollecita l’affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del “senza”. Anche di fronte alle più torve minacce del mondo, la leggerezza di sapersi slegato dalla dipendenza tutta occidentale della “pesantezza” del corpo, e da ciò che a essa si accompagna, diventa un’ipotesi di salvezza.
Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri. Gabriele Romagnoli centra uno dei temi decisivi della società contemporanea e della sopravvivenza globale e scrive una delle sue opere più saporite, il racconto di una rinascita, di un risveglio. Senza magniloquenza. Senza arroganza. Senza.

In ogni istante, anche ora, anche intorno a voi, finiscono amori, si sgretolano patrimoni, vengono cancellate esistenze irrinunciabili e contemporaneamente si accendono altre passioni, crescono nuove fortune, sbocciano splendide vite. E si va avanti.

 

Di admin

Professore Ingegnere Kung Fu Apicoltore Astrofilo